METODOLOGIA
Nel Centro di Salute Integrata di Udine i diversi operatori utilizzano un approccio specifico ed originale, di tipo integrativo (intervento sulla globalità dell’individuo di tipo psico/somatico e somato/psichico) e strategico (orientato al problema del solving), facendo riferimento in ambito diagnostico e terapeutico prevalentemente ai presupposti della metodologia H.Q.I. Human Quality Improvement. (Il marchio H.Q.I. Human Quality Improvement è di proprietà della società Scians s.r.l. di Roma)

Il programma H.Q.I. Human Quality Improvement: obiettivi e contenuti

Per Naturopatia o medicina naturale si intendono la conoscenza e l’arte del diagnosticare, curare fare prevenzione, utilizzando risorse naturali e presenti nell’uomo. L’ H.Q.I. è costituito da un insieme di studi e metodologie aventi come finalità l’auto-ristrutturazione e l’auto-rigenerazione, tese all’ottenimento, mantenimento e recupero di uno stato generale di benessere e salute psicofisici. Esso prevede una sollecitazione completa delle potenzialità dell’individuo, volte al ripristino funzionale e trofico della struttura cellulare. Attraverso un riequilibrio naturale delle componenti anatomo-fisiologiche e psicologiche: le disarmonie a livello elettromagnetico che avevano causato un disturbo funzionale o patologico vengono superate, consentendo un superamento del contrasto fra piano organico ed emozionale. Il processo terapeutico prevede una sinergia tra medico e psicologo, nonché l’acquisizione da parte degli operatori di un linguaggio ed una conoscenza comuni, tali da consentire una reale collaborazione.

L’H.Q.I. Human Quality Improvement riconosce l’essere umano nella sua globalità. Rappresenta una sintesi reale, che, producendo una funzionalità positiva, recupera ed esalta la vitalità psico-corporea. Il programma è basato su due principi: il primo l’eucitotrofogenesi, che consente attraverso un corretto nutrimento della cellula, di realizzarne gradualmente il ripristino funzionale, energetico, trofico e strutturale, attraverso un uso corretto dei nutrienti fondamentali (luce-colore, aria-respiro, alimentazione, suono, memoria dell’acqua). Il secondo, l’eupsicotrofismo, agisce sui sistemi comportamentali: le potenzialità umane inespresse e latenti vengono con esso sollecitate; il sistema percettivo-sensoriale, che ci pone in relazione con l’ambiente, viene espanso ed amplificato, determinando una maggiore solidità del potenziale, accelerando i processi di apprendimento e favorendo uno sviluppo armonico dell’individuo. La psicologia integrativa studia l’evoluzione dell’uomo, l’uso sano e corretto di pensieri ed emozioni, per favorire la qualità della relazione con sé, gli altri, la vita. L’approccio somato-psichico, lo studio della sfera organica, vitale ed energo-vibrazionale, la comprensione profonda del linguaggio corporeo, presuppongono e favoriscono un approccio globale alla salute e alla malattia. All’interno di questo programma naturopatico, hanno inoltre particolare rilevanza le diverse metodiche di disintossicazione, volte a favorire l’eliminazione tossinica che sovraccarica gli organi emuntori, il sangue, i tessuti, indebolendo le difese organiche ed immunologiche.

L’H.Q.I. Human Quality Improvement vuole che l’operatore possa e sappia comprendere ed interessarsi alla persona nel suo insieme, a ciò che essa ha ed a ciò che essa è, in relazione con sé, gli altri, la natura. Il programma terapeutico preventivo lavora esclusivamente in positivo sul piano organico, rinforzando le difese naturali dell’organismo poiché agisce sulla struttura energetica di base, potenziandola nella sua espressione. Rende la persona in grado di accogliere e di ricevere, aprendone i ricettori, e giunge a porla in contatto con il proprio nucleo vitale, consentendolo di superare gli aspetti caratteriali per ristabilire una corretta funzionalità, divenire sempre più considerevole e responsabile delle proprie scelte per migliorare la qualità della vita, affinando la sensibilità, l’intuito, l’apertura del cuore, sviluppando la capacità di costruire pensieri saggi e proficui per la salute ed il benessere. Da un punto di vista psicologico, il metodo lavora principalmente sulla comprensione e guarigione dell’emozione paura, che blocca i processi di crescita, maturazione, evoluzione dell’individuo e ne abbassa il livello energo-vibrazionale.

LA METODOLOGIA H.Q.I. – HUMAN QUALITY IMPROVEMENT

L’H.Q.I.

L’H.Q.I. nasce ufficialmente nei primi anni ’90, grazie all’unione di diversi professionisti ed esperti nel campo della salute e delle scienze umane, non solo italiani, appartenenti ad una accademia internazionale dedicata a promuovere “il raggiungimento di una visione e condizione globale della vita, attraverso la conoscenza unificata, al di là delle diverse visioni, in arte, scienza, religione e filosofia e le loro applicazioni … per una più completa consapevolezza dell’essere” (dallo Statuto Accademia Magistrale DOM).

Vennero effettuati da questa equipe alcuni anni di studio e di sperimentazione di alcune tecniche respiratorie e posturali antiche e moderne, appartenenti da una parte alla tradizione medico-sacerdotale egizia che ebbe il suo massimo sviluppo, molti secoli prima dell’avvento di Cristo, nel tempio di Luxor-Tebe, dall’altra a conoscenze e tecniche derivate dalle scuole reichiana e post-reichiana e dalla vegetoterapia. Furono aperti centri, in cui mano a mano confluivano esperienze e strumenti nuovi e si veniva sempre più a costituire la base teorica organizzata e quella applicativa di questa metodologia preventiva e terapeutica. L’H.Q.I. incominciò a diffondersi in Francia e in Spagna oltre che in Italia, particolarmente a Roma.

Nel 1998 si inaugura un centro pilota H.Q.I. a Udine ove, come privilegiato da questo metodo, operano in sinergia medici, psicologi, nutrizionisti, naturopati, psicomotricisti, counsellors e dove opero come psicologo ed operatore H.Q.I.

Nello stesso periodo si viene a costituire una commissione didattica formata da nove elementi (un Francese, uno Spagnolo e sette Italiani) per preparare il progetto Scuola Internazionale di Naturopatia H.Q.I., in modo tale da fornire una veste accademica ufficiale e definita a questa metodologia che stava dimostrando sempre più le sue enormi potenzialità terapeutiche e di potenziamento della qualità umana.

Nel 2001 parte la Scuola con il patrocinio della Regione Friuli Venezia Giulia, della Provincia e del Comune di Udine, con una ventina di iscritti provenienti da Parigi, Barcellona, Saragozza, Roma, Cosenza oltre che dal Friuli.

La veste accademica ci venne data e certificata da una delle più grandi Università americane per lo studio all’estero, la californiana Newport University, che ha la sua sede italiana a Roma. La Newport University ci ha permesso di strutturare il percorso didattico-formativo in tre anni più uno di tirocinio e supervisione, fornendo agli studenti a fine percorso, sostenuti gli esami e la tesi finale, un titolo di Master o di Doctorate (Ph.D.) in Naturopatia Human Quality Improvement, con tre percorsi similari, ma differenziati, nelle facoltà Psychology, Human Behavior (Scienze del comportamento umano) ed Education (Scienze dell’educazione). Questo percorso di studi così strutturato ci ha permesso finalmente di dare una forma ancora più precisa ai contenuti teorici e applicativi del metodo H.Q.I., in attesa che la legislazione italiana ed europea si accordi sulle modalità di riconoscimento della formazione in Naturopatia e nelle varie discipline concernenti le medicine naturali e non convenzionali.

In questo progetto sono confluite conoscenze, mezzi e strumenti operativi diversi, selezionati nell’ottica di favorire: una salute ed un benessere naturali e globali, una crescita ed un potenziamento delle qualità positive individuali, uno sviluppo della coscienza, della consapevolezza e della padronanza di sé, un allineamento con la propria natura più autentica, una guarigione profonda di molti disturbi e patologie in ambito medico e psicologico.

Il nucleo, il cuore di questo metodo rimane la respirazione e le tecniche posturali e respiratorie specifiche dell’H.Q.I. di origine egizia o forse ancora più antiche a cui sono stati abbinati sul piano didattico interventi formativi nell’ambito delle scienze dell’alimentazione, della psiconeuroendocrinoimmunologia applicata, di procedure mediche di disintossicazione profonda, di riequilibrio energo-vibrazionale, di psicologia integrativa e di integrazione somato-psichica.

In questo percorso didattico formativo inoltre occupa grande rilevanza la preparazione dell’operatore.

Sono diverse le scuole, i saperi e le pratiche cui attinge una metodologia preventiva, diagnostica e terapeutica come l’H.Q.I., anche se essa di per sé possiede una sua originale e specifica struttura di conoscenze, strumenti e procedure.

Nell’ arco del testo e nella bibliografia si potranno ritrovare i riferimenti relativi alle diverse fonti di ispirazione e di insegnamento, nelle molteplici aree tematiche, che riguardano il progetto formativo di un operatore H.Q.I. formato presso la nostra scuola.

I presupposti e gli elementi di base dell’H.Q.I.


“Medicina significa aiutare la gente ad ottenere ciò che nella vita è buono” – Bear Heart, Uomo Medicina Navajo.

I presupposti di base di questa metodologia e pratica terapeutica, che in parte ho già descritto nei capitoli precedenti e che approfondirò in questo capitolo sono i seguenti:

-         L’intervento riguarda la globalità dell’essere (macroscopio = soma – energia – psiche) e prevede quindi sia un intervento sul piano organico, che su quello psichico, con l’interazione possibile, in sinergia, del lavoro del medico e dello psicologo.

-         Nella sua estrema semplicità l’H.Q.I. si occupa di ciò che, dalla cellula in poi, determina la buona qualità del funzionamento dei processi vitali, rigenerativi ed evolutivi del vivente. In sintesi possiamo dire: NUTRIMENTO CORRETTO – EVACUAZIONE CORRETTA.

-         Se i processi di nutrizione, assimilazione, assorbimento ed espulsione funzionano in modo naturale o vengono aiutati a farlo, la struttura umana ha in sé tutti gli strumenti per autoregolarsi, mantenere l’omeostasi, difendersi dalle aggressioni. L’H.Q.I. quindi si dedica a selezionare quei nutrienti, in chiave organica e psichica, che apportano salute e armonia e ci allineano con i ritmi e le frequenze più sane e naturali per noi.

-         Oltre a ciò l’H.Q.I. ha messo a punto una serie di procedure specifiche di disintossicazione profonda, di pulizia del sangue e dei liquidi organici e di bonifica del terreno fisiologico.

-         Anche in ambito psicologico è importante “depurarsi”, decondizionarsi. Così come un corpo teso e intossicato influenza l’umore e gli stati psichici, è anche vero che emozioni, pensieri e relazioni disfunzionali possono essere tossici per l’anima e per il corpo, virus psichici.

-         Bonificare la mente da pensieri, credenze e convinzioni castranti e limitanti, disconnetterci dalla paura, dalla colpa e dalla vergogna, risolvere i conflitti emozionali e gli atteggiamenti sadomasochisti, fare chiarezza e pulizia interiore è uno dei compiti della psicologia H.Q.I.

-         Un altro presupposto di base del lavoro HQI è la partecipazione attiva del paziente nel proprio processo       di guarigione. Il paziente sia attraverso il lavoro delle tecniche che con altri tipi di lavori viene responsabilizzato e diviene il protagonista attivo del proprio benessere.

L’H.Q.I. è costituito da un insieme di studi e metodologie aventi come finalità l’auto-ristrutturazione e l’auto-rigenerazione, tese all’ottenimento, mantenimento e recupero di uno stato generale di benessere e salute psicofisici. Esso prevede una sollecitazione completa delle potenzialità dell’individuo, volte al ripristino funzionale e trofico della struttura cellulare. Attraverso un riequilibrio naturale delle componenti anatomo-fisiologiche e psicologiche, le disarmonie a livello elettromagnetico, che avevano causato un disturbo funzionale o patologico, vengono superate, consentendo un superamento del contrasto fra piano organico, emozionale, psichico e morale. Lo stato di salute, infatti, dipende dall’equilibrio di queste funzioni, dal loro completo espletamento, dall’armonica espressione della fisiologia, ivi compresa la capacità di mantenersi in equilibrio con gli agenti esterni (integrità dei meccanismi di difesa = sistema immunitario sano).

Da questi principi si sviluppano le tre branche principali del lavoro H.Q.I.: EUCITOTROFISMO, EUENERGOTROFISMO, EUPSICOTROFISMO, al fine di favorire l’EUCITOTROFOGENESI, ovvero la generazione di cellule sane e ben nutrite.

 

“Comprendere la coscienza cellulare è relativamente semplice in quanto la cellula ci assomiglia molto anche perché siamo direttamente composti da cellule…

La cellula ha una complessità di funzioni psichiche/energetiche già molto vicine a quelle umane: nasce, si alimenta, seleziona i cibi, li digerisce, li ricombina secondo proprie architetture biochimiche per costruire il suo corpo, elimina gli scarti, cresce, si riproduce, prova benessere o dolore, fugge dagli stimoli nocivi e ricerca il piacere, si auto-equilibria,omeostasi, si autoripara, si stanca, può chiudersi in sé stessa, a volte si ammala , alla fine muore.”         

 N.F. Montecucco.

 

- L’Eucitotrofismo, da cui nasce l’Eucitotrofoterapia H.Q.I., si occupa dei nutrienti fondamentali della vita cellulare ed organica e degli interventi più prettamente legati al corpo. I nutrienti essenziali del vivente, su cui la terapia HQI interviene, sono:

-         Aria

-         Acqua

-         Cibo

-         Luce

Ad ognuno di questi elementi verrà dedicata un’analisi approfondita nei paragrafi successivi.

 - L’Eupsicotrofismo è la parte dell’H.Q.I. di competenza prevalentemente psicologica che ha come obiettivo una psiche ben nutrita e purificata, saggia e positiva. Lo scopo è mettere l’individuo in condizioni tali da poter accedere autonomamente ad una migliore conoscenza e comprensione di sé, dei propri obiettivi, della propria destinazione esistenziale, di ciò che è buono o tossico per la propria felicità e la propria realizzazione, attraverso una pulizia sensoriale, lo sviluppo della sensibilità e dell’intuito, una maggiore fiducia e connessione con sé stessi, un acquisita capacità di rilassamento e di quiete psicoemotiva ed una gratificante ed efficace capacità di relazione con sé, con gli altri con la vita e il mondo.

- L’Euenergotrofismo è la ricerca di “good vibrations” e il ripristino di frequenze neurovegetative naturali e salubri. La capacità di decondizionarsi da ritmi e frequenze vibratorie tossiche e stressanti è lo scopo del lavoro sul piano energovibrazionale H.Q.I.

- Un altro elemento essenziale dell’H.Q.I. è il lavoro sulla positività. Se sono in una stanza buia e voglio la luce, non devo combattere il buio, ma trovare il modo di fare luce.

Alimentare la positività è un concetto che va approfondito per non rischiare di semplificare il tutto con il “positive thinking” tipico della New Age.

Siamo immersi nella negatività e in questo periodo storico, ambientale e socio-culturale è ancor  più necessario aumentare le capacità naturali di difesa e di evacuazione della negatività.

La negatività su tutti i piani ha a che fare con:

-intossicazione organica, sanguigna, cellulare, tossine, inquinamento;

- intossicazione ed oscurità psichica; stati d’animo negativi (paura – vergogna – colpa – odio etc)

- illusione, immaginazione, scarsa sincerità, onestà ed obiettività riguardo a sé, agli altri e alla vita

- ritmi innaturali e frequenze psicofisiche basse, congeste, impure

- campi semantici e vibratori negativi derivanti dall’ambiente e dalla qualità delle relazioni

- mancanza di chiarezza, consapevolezza e padronanza di sé – confusione, coscienza addormentata (e corrispondente respirazione limitata)

- eccesso di egoismo e prepotenza o tendenza a dimenticarsi di sé in modo passivo e autosvalutativo

- mancanza di fede, fiducia e senso di trascendenza, che porta ad essere troppo dipendenti dalla vanità delle cose mondane e dai sensi o viceversa troppo poco connessi con la terra e le necessità reali, “troppo nella testa”.

 

La positività nell’H.Q.I. va a lavorare su tutti questi punti, favorendo l’obiettività e la concretezza, la ricerca della “verità”, della trasparenza, della chiarezza, della sincerità prima di tutto con se stessi. Ritrovare semplicità, quietare la mente per renderla più ricettiva a ciò che ci eleva e più allenata a discernere ciò che invece ci inquina, rimettere ordine e ricercare l’equilibrio nelle cose, ritrovare l’innocenza e la spontaneità – tutto ciò significa favorire la positività.

Lavorare sulle qualità del cuore per farle crescere in noi, alimentare amore, fiducia, gratitudine e perdono, compassione tolleranza, accettazione e capacità di ascolto è lavorare sulla positività.

Prendersi cura realmente del proprio corpo, comprendendo le sue richieste, ricercare ciò che ci fa stare bene è positività applicata alla vita.

 

- Un altro aspetto importante nell’H.Q.I. riguarda la formazione delle qualità dell’operatore, tema al quale dedicherò un intero paragrafo.

La formazione dell’operatore H.Q.I. non è relativa solo al sapere (macroscopio) ed al saper fare, ma anche all’essere ed al saper essere, al sapere come mettersi nelle condizioni ottimali per poter aiutare.

Oltre alla positività che dovrebbe essere un “must”, una regola della relazione terapeutica H.Q.I., è fondamentale che l’operatore sappia coltivare la neutralità, l’assenza di giudizio, l’obiettività e sappia come mantenersi pulito, recettivo, aperto all’intuizione ed alla relazione empatica nel profondo con chi gli si rivolge in cerca di aiuto.

“Il terapeuta senza ego può guarire il mondo senza una parola, semplicemente col suo esserci” – Foundation for Inner Peace.

La qualità dell’accoglienza, della comprensione, del rispetto nella relazione terapeutica sono di per sé il primo vero principio per ogni guarigione, anche se ciò oggi sembra essere sottovalutato: basti pensare che in gran parte delle Facoltà di Medicina non esiste un insegnamento specifico, adeguato e approfondito sulla qualità della relazione terapeutica medico-paziente.

La fiducia totale nella vita, nell’intelligenza naturale presente in ognuno e nella guarigione che avviene tramite noi ma non grazie a noi, fa parte dell’addestramento dell’operatore H.Q.I.

All’operatore, una volta compresi i meccanismi che generano la salute e la malattia, è richiesta una mentalità aperta nei confronti delle molteplici conoscenze e strumenti che sono oggi a sua disposizione.

È necessario che il terapeuta liberi le proprie barriere in termini di pregiudizi e di preconcetti, ed abbia la capacità di confrontare la propria conoscenza, frutto del proprio bagaglio culturale, con realtà terapeutiche differenti, avendo la capacità di cogliere quegli aspetti positivi che consentono un approccio più conforme alla conoscenza della natura dell’essere umano.

Inoltre è indispensabile che si instauri un rapporto di pieno rispetto tra i protagonisti, il terapeuta da una parte e il paziente dall’altra, tra questo binomio che potremmo definire: di affidamento.

Nel rapporto tra terapeuta e paziente esiste la chiave di accesso per poter utilizzare al meglio gli strumenti che la nostra conoscenza ci ha messo, ci mette e ci metterà a disposizione, educando il paziente verso il processo di guarigione che lo vede protagonista consapevole e non più sottomesso alla dipendenza psicologica e funzionale da colui che provvede al suo stato di salute.

In altre parole, le condizioni di paziente e terapeuta sono, per così dire, convenzionali. “Esiste invece un essere umano che nel totale rispetto del suo simile trasmette le conoscenze che ritiene opportune, affinché egli possa ritrovare, attraverso il processo di guarigione, il suo equilibrio. In questo delicato rapporto il terapeuta ha il dovere di educare il “paziente” a conoscere il funzionamento dal suo organismo ed a saper leggere tutti quegli elementi che sono necessari per prevenire le cause delle disfunzioni psicofisiche, e poter quindi ricorrere al terapeuta, ancor prima che il sintomo si manifesti.” – Dr. P. Tangerini

L’H.Q.I. si propone di creare un’unione e una collaborazione tra la scienza e la medicina occidentale allopatica, che tante scoperte avanzate ha portato all’umanità, e le antiche conoscenze tradizionali che vedono l’uomo in chiave olistica, cercando di riportare sempre il tutto a trovare conferme nel concreto – quindi sull’organico.

Una medicina “biologica” e integrata che con tutte le sue potenzialità sommando gli aspetti positivi della medicina ufficiale con quelli della medicina alternativa, è in grado di dare a seconda dei casi soluzioni immediate, avvalendosi di un gran numero di interventi terapeutici, in grado di sinergizzarsi fra di loro per dare i migliori risultati rispetto alle patologie, e di portare il paziente ad uno stato finale di benessere, venendo egli educato a potenziare e mantenere tale stato.

“Nel momento in cui l’individuo è in equilibrio in tutte le sue funzioni vegetative, mentali e spirituali, è un essere nel quale tutte le cellule hanno come obiettivo lo stato di salute. L’organismo dell’uomo, come tutte le creature viventi, ha nel suo istinto primordiale il mantenimento e il recupero dello stato di salute” - N. Butto

 L’approccio integrato medico-psicologico H.Q.I.


“Il sintomo è la condensazione somatica di ciò che manca alla coscienza. Il sintomo rende l’uomo onesto perché rende visibili i contenuti repressi” - T. Dethlefsen e R. Dahlke.

L’uomo è un insieme di funzioni, un’organizzazione complessa di funzioni completamente interrelate fra loro, di organi, sistemi, centri operativi, abilità che insieme collaborano al progetto di vita: sopravvivenza, crescita, riproduzione, evoluzione, autorealizzazione.

Queste funzioni possiamo suddividerle in un modello semplificato, in quattro categorie:

- funzioni fisiologiche
- funzioni emozionali
- funzioni di pensiero intellettuale
- funzioni di tipo spirituale (coscienza).

 

Semplificando, il modello uomo è:

-  corpo (istinti, percezioni, azione, movimento, funzioni vitali e metaboliche),

-  emotività (emozioni, stati d’animo, passioni, desideri, sentimenti, risentimenti, motivazioni),

-         pensiero (intelletto, intelligenza, analisi e sintesi, creatività, senso estetico, senso morale, memoria cognitiva),

-  spirito (luce, presenza, coscienza, anima, intuito, ispirazione, volontà, ideazione ed intenzione consapevole)

Tutti questi elementi sono alimentati e sostenuti dall’energia vitale che permea diverse forme di vita organica sul pianeta (prana, chi, ki).

Il sistema umano è quindi un’orchestra composta da molti e svariati strumenti che, se accordati e ben diretti, in armonia tra loro, possono produrre sinfonie sublimi o, se mal utilizzati, stecche clamorose che sul piano umano diventano malattie, sofferenza, conflitto, insoddisfazione, frustrazione e fallimento.

L’approccio integrato H.Q.I. è fondamentalmente uno studio dell’uomo come essere globale ed unitario. Ogni cosa che riguarda uno dei quattro ambiti sopra elencati coinvolge anche gli altri: l’approccio alla guarigione non può che essere di tipo globale e comprendere, dunque, lavoro sul corpo, lavoro emozionale e psicologico.

L’H.Q.I. si propone di favorire il riconoscimento e la comprensione della funzione positiva di tutte le componenti umane in sinergia fra loro, ed il loro utilizzo cosciente e consapevole, al fine di orientare la propria esistenza verso ciò che è sano, proficuo, nutriente, utile e necessario.

Nel campo medico, psicologico, formativo ed educativo, questo progetto diventa uno studio concreto di strumenti e strategie orientate a tal fine.

Il progetto H.Q.I. non combatte niente e nessuno. Opera secondo il principio per cui ogni sintomo disfunzionale è un tentativo di segnalare uno squilibrio che va compreso e integrato, non attaccato e distrutto.

La logica del conflitto, crea guerra e morte; l’integrazione opera per la pace, l’accettazione e la comprensione dell’aspetto luce (proficuo) di ogni fenomeno umano. Il sintomo ci costringe a realizzare attraverso il corpo il principio non accettato volontariamente e riporta quindi l’uomo in equilibrio.

“Il modo in cui il mio popolo si prende cura di qualcosa di cui non è contento consiste nell’onorarla e nel rivolgerle le seguenti parole: «Grazie, mi hai insegnato la lezione»” – Bear Heart, Uomo Medicina Navajo.

Sul piano più specificatamente psicologico, che mi compete, la psicologia H.Q.I. vuole aiutare le persone a riconoscere quegli aspetti del sé che sono stati giudicati, rifiutati, rimossi e repressi nell’inconscio. E’impossibile che l’uomo divenga sano fintanto che esclude o rifiuta qualcosa dalla propria coscienza.

Al fine di aderire a modelli ideali di personalità, ritenuti più apprezzabili e meno criticabili dagli altri e da se stessi, ci si fissa su alcuni patterns di comportamento caratteriale rigidi e ripetitivi. L’individuo fin da piccolo si identifica solo con alcuni aspetti del sé considerati positivamente, e tende a fissarsi - quindi a irrigidirsi - su alcuni schemi di pensiero, emozioni, idee e convinzioni su di sé e sul mondo, escludendone altri. Così si forma il carattere o ego o falsa personalità, con i suoi blocchi e le sue corazze. Tanto più questo non corrisponde o si distanzia dalla verità su noi stessi, dal nostro vero sé o io innato, tanto più rimuoviamo e rinneghiamo il nostro potenziale, i nostri talenti e desideri più veri o ci neghiamo di riconoscere ed esprimere le nostre reali emozioni e sentimenti profondi, tanto più sono probabili la sofferenza e la malattia, viste come estremo tentativo di segnalare alla coscienza la verità su noi stessi e di liberarci dalle costrizioni.

“Finchè non si è consapevoli di essere in prigione, non si farà niente per evadere”- G.I. Gurdjeff

Tutto il lavoro psicologico H.Q.I. parte da una precisa ricerca, orientata allo studio di sé . Al fine di scoprire le origini del disagio e della sofferenza e le strategie disfunzionali nell’uso delle proprie risorse, ampliare la coscienza e la conoscenza di sé, per poi orientare i comportamenti  e i sistemi di pensiero alla trasformazione concreta del problema e della sofferenza (problem-solving strategico) ed al raggiungimento di obiettivi reali ed ecologici per sé e per gli altri (INTEGRA-AZIONE).

Scopo della psicologia H.Q.I. è permettere all’uomo di rivelarsi a se stesso, di ricevere da sé accoglienza, amore incondizionato, comprensione e una direzione precisa.

“Nessun problema può essere risolto dalla coscienza che lo ha creato” - A. Einstein.

Grazie ad una approfondita conoscenza delle funzioni respiratorie, della bioenergetica, delle tecniche di rilassamento e della scienza dell’alimentazione è possibile applicare, lavorando in équipe, diversi approcci somato-psichici di guarigione. Per questo sovente lo psicologo H.Q.I. interagisce con un team di operatori (medici, nutrizionisti, esperti di tecniche corporee, naturopati) per potenziare l’efficacia dell’intervento.

 “La mente non è una democrazia” - Phil Laut.

Un altro aspetto importante della terapia integrata H.Q.I.  come intervento sul piano psicologico riguarda l’uso dei pensieri e delle rappresentazioni interiori, l’addestramento a costruire con precisione strategie di giudizio e di ragionamento convenienti, salutari e proficue, attraverso un approccio anche cognitivo, fornendo all’intelletto le informazioni e le competenze necessarie per esserci alleato e non nemico, risolvendo i conflitti ed i traumi emozionali.

È necessario inoltre aiutare l’individuo a comprendere il proprio potenziale di luce e di utilità, riscoprendo la propria funzione e il senso di sé, ed aiutarlo ad espandere le qualità del cuore: amore, tolleranza, comprensione, compassione, perdono, gratitudine e i doni dello spirito.

“D’altra parte, il frutto dello spirito è amore, gioia, pace, longanimità, benignità, bontà, fede, mitezza, padronanza di sé” - Galati, 22. Vangelo.

Un approccio biologico ed organico, strategico e transpersonale, scientifico ed olistico, moderno ed antico, utilizzabile in diversi campi e su diverse problematiche individuali, familiari, professionali, artistiche, sportive e pedagogiche: questo è il progetto H.Q.I.

La malattia deve essere vissuta consapevolmente; solo così può ricondurre l’individuo alla sua vera natura, permettendogli di entrare in contatto coi suoi bisogni più profondi e le sue aspirazioni, per capire e correggere  gli errori di percorso. La guarigione deve essere intesa quindi come recupero della memoria del proprio vero sè, come amore, comprensione ed accettazione per la propria malattia, come presa di coscienza del percorso da fare per poterla superare.

“Nel sintomo l’uomo ha ciò che gli manca nella coscienza. La guarigione è possibile solo se l’uomo prende coscienza della zona d’ombra che si cela nel sintomo e la integra. Una volta che l’uomo ha trovato quello che gli manca, il sintomo diviene superfluo. La guarigione tende all’unità e alla completezza. L’uomo è sano una volta che ha trovato il suo vero Sé ed è diventato una cosa sola con tutto quello che è. La malattia costringe l’uomo a non abbandonare la via che porta all’unità, per questo la malattia è una via che conduce alla perfezione” - T. Dethlefsen e R. Dahlke.

Guarire
 
Guarire è l’idea di unità.

 Dimentica tutto ciò che sembra dividere.

Al dolore di tuo fratello c’è solo un rimedio, lo stesso che per il tuo:

egli deve essere intero perché si unisce a te

e tu guarisci perché sei unito a lui.

Helen Schucman

L’operatore H.Q.I.
 

“Medico, guarisci te stesso” - Ippocrate.

La scuola H.Q.I.  è innanzitutto una scuola di formazione delle abilità globali dell’operatore: il suo ruolo è di un’importanza sostanziale in quanto egli è il veicolo primario degli strumenti diagnostici e terapeutici a patto di mantenersi in una condizione di neutralità, cioè di diventare egli stesso un campo  energetico equilibrato, tramite l’utilizzo personale del programma didattico e delle tecniche H.Q.I.

E’importante a questo proposito che durante gli studi egli abbia saputo sviluppare il proprio “modello di compimento”, acquisendo e potenziando qualità come la correttezza, il rispetto, la motivazione, la disponibilità, l’empatia, l’intuizione diagnostica e terapeutica, la fiducia, la volontà, l’intelligenza, la conoscenza globale della natura umana (macroscopio), la percezione, la capacità di sintesi, la capacità di entrare in relazione, di comunicare col cliente e con i colleghi, la creatività e le capacità di relazione sociale. E’fondamentale che egli sviluppi inoltre la comprensione e l’amorevolezza (intesa come assenza di giudizio) verso la persona sofferente, la capacità di accoglierla incondizionatamente per poterla guidare verso il riequilibrio.

L’operatore, dunque, deve avere una formazione a tutto campo che gli permetta un incremento qualitativo delle proprie prestazioni, sia individuali che di gruppo, e che sia volta a potenziare i contenuti umani del ruolo terapeutico: solo così sarà in grado di velocizzare il processo di guarigione e di favorire il recupero dell’intelligenza naturale del corpo, del suo potenziale innato e della corretta memoria delle informazioni depositate in esso.

Alla fine del percorso di studi, l’operatore H.Q.I. è in grado di lavorare all’interno di un’équipe terapeutica integrata.

E’ inoltre in grado di offrire al paziente sia un trattamento di guarigione profonda, sia delle strategie per la prevenzione e per il mantenimento di uno stato di armonia e di equilibrio, di salute ed efficienza psicofisica in base alle sue qualifiche professionali. E’ necessario, sia per l’operatore che per il paziente, saper focalizzare l’obiettivo terapeutico più desiderabile ed orientarsi verso la guarigione, le risorse, le strategie, la ricerca dei mezzi idonei e non verso la malattia.

La cosa più importante in assoluto come direzione mentale, per un operatore  H.Q.I., è riuscire a vedere la luce nella persona del paziente, concentrandosi su ciò che di positivo c’è in lui, sulla “bellezza” del suo Essere (IO SONO), sul suo potenziale intrinseco di guarigione, evitando di agire, come negli approcci tradizionali, solo su ciò che non va, su ciò che non funziona, su ciò che c’è di sbagliato. Questo non vuol dire che questi aspetti vengano tralasciati, ma semplicemente che oltre a considerare gli aspetti negativi, occorre far risaltare il positivo, l’aspetto di luce che è presente in ogni persona, poiché questo dà energia ed è ciò che è necessario alimentare con attenzione e consapevolezza.

Potenziare il positivo. Un operatore H.Q.I. ha come obiettivo l’elevazione del livello vibrazionale delle cellule, che è conseguenza dell’aumento del livello di vibrazione del sangue, considerato il vero veicolo di tutte le informazioni che ci riguardano. Elevare il livello di vibrazione significa rafforzare le difese naturali dalle aggressioni, disintossicare il corpo e la psiche dalla negatività e dalle tossine, stimolando i diversi recettori organici ed i centri nervosi ed orientando i comportamenti verso il positivo nel concreto.

Dice Stanislav Grof “il terapeuta non è l’agente attivo che causa i cambiamenti nel paziente con i suoi interventi specifici, ma è qualcuno che coopera in maniera intelligente con le forze interiori di guarigione del cliente” (Grof, 1996).

Sul piano organico, si agisce per accelerare i processi di guarigione, i quali possono anche passare attraverso fasi di espulsione della negatività a livello somatico, dal momento che più luce arriva e più la negatività esce sotto forma di dolori, sfoghi, fasi espulsive di disagio fisico o psichico. Portando l’individuo a contatto con le proprie resistenze, questi processi devono essere riconosciuti per non essere fraintesi o turbare il processo terapeutico.

È chiaro che il compito educativo e terapeutico di una terapia H.Q.I. è in questo caso più arduo di quello sedativo ed è meno standardizzabile. Spesso il nevrotico non vuole cambiare la propria esistenza e le proprie abitudini, ma vorrebbe solo essere messo a suo agio nelle proprie nevrosi. Ciò che egli crede possa essergli d’aiuto può solo fare male e peggiorare le cose, e spesso ciò che più teme e giudica negativamente potrebbe essergli d’aiuto. Nel caso del DAP questo è molto evidente. Chi ne soffre, desidera e cerca inconsciamente di riuscire a mantenere il proprio modello di percezione distorta, rassicurante e protettiva rispetto a sé ed al mondo, senza la sofferenza che esso comporta.

Un individuo non ha quasi mai consapevolezza del proprio atteggiamento negativo sia rispetto ai fatti della vita, che a se stesso. L’insieme di questi atteggiamenti è dovuto anche alla qualità del pensiero che egli ha costruito durante la propria esistenza. Prendere coscienza di ciò è già un aiuto per la crescita di una persona. Il compito del terapeuta, pertanto, è quello di accompagnare il paziente a ridefinire la propria positività, trasformando di conseguenza anche il proprio carattere.

“Il terapeuta avanzato non può in alcun modo dubitare del potere che c’è in lui. Né dubita della fonte di tale potere” - A Course in Miracle.

 L’operatore si occupa della persona, del paziente, della sua individualità e soggettività, cercando di individuare le aree di espressione e di realizzazione di sé che possono essere favorite ed amplificate.

A questo proposito si rivela fondamentale l’atteggiamento dell’operatore nei confronti dei metodi e delle tecniche che adopera, in quanto la disposizione soggettiva può provocare certi risultati piuttosto che altri. Egli deve nutrire una grande fiducia nella tecnica ed allinearsi con essa, creando una forte sinergia che va ad aggiungersi alla neutralità, il che significa pulizia soprattutto sul piano emozionale.

Il lavoro terapeutico parte dal presupposto che si dà energia a qualsiasi cosa a cui si presta attenzione: focalizzandosi quindi sugli aspetti positivi si finisce per incrementare la loro energia, mentre dubbi, incertezze, preoccupazioni, paure, creano interferenze con l’azione della tecnica.

Il livello di energia dell’operatore, la sua disponibilità, la sua apertura, la sua concentrazione sul “qui e ora”, assumono un ruolo di primo piano in quanto favoriscono, o meno, un rapporto ottimale col paziente, condizionandone il tempo di reazione evolutiva, al fine di creare le condizioni giuste al momento giusto, poiché non è solo con la tecnica che si lavora, ma con tutto il proprio essere.

“Tuttavia se la musica causa reazioni fisiche, e specifiche vibrazioni inducono le sostanze organiche ad assumere certe forme e modelli, se (come è stato provato) anche i vegetali sono sensibili ai suoni è perfettamente ragionevole immaginare una situazione in cui uomini con elevate facoltà intuitive e sensitive sappiano individuare obiettivamente le disarmonie e gli squilibri tipici di particolari malattie ed affezioni.”

J.A.West

La prassi terapeutica HQI



Alla base della metodologia H.Q.I. ci sono i principi della globalità e dell’integrazione delle funzioni in un “tutto uno”. Questi principi sono rispettati in terapia sia utilizzando mezzi che agiscono globalmente sull’individuo sia realizzando, nei limiti del possibile, un intervento globale attraverso il lavoro d’insieme e di sintesi dei vari professionisti. La patologia, infatti, è il risultato di un disequilibrio dell’intero sistema vivente; tale disequilibrio può esprimersi attraverso sintomi sul piano organico o su quello psichico e, nei casi più gravi, su entrambi.

Il trattamento H.Q.I. non si occupa solo di curare la malattia, ma soprattutto di far crescere l’uomo malato nella consapevolezza che quel disagio richiede.

 Il lavoro di un centro H.Q.I. si svolge attraverso differenti fasi, ognuna delle quali, anche se apparentemente non si discosta dagli abituali modelli terapeutici, viene effettuata secondo un processo che appartiene ad una modalità H.Q.I.

Innanzitutto, il medico generalista o specialista o lo psicologo che per primo riceve il paziente, salvo eccezioni, sarà colui che prenderà in carico la persona, restando il referente privilegiato per l’intera durata del trattamento: un solo professionista, infatti, resterà sempre il punto di riferimento del paziente, anche se il trattamento H.Q.I. si svolge all’insegna dell’interdisciplinarietà.

Il processo terapeutico prevede l’acquisizione da parte degli operatori, che lavorano in sinergia, di un linguaggio e una conoscenza comuni, tali da consentire una reale collaborazione.

Un elemento che unisce tutti i professionisti di un centro è la scheda del paziente.

I diversi professionisti, attraverso la compilazione  della cartella clinica, valutano:

- l’entità dell’alterazione

- l’eziologia: piano organico, psichico ed energetico

- la variazione ritmico-biologica

- i tempi di recupero

- le caratteristiche prevalenti dei sintomi fisici – psichici – emozionali e comportamentali

- le soluzioni finora tentate per risolvere il problema a livello individuale, familiare e terapeutico

- l’obiettivo desiderato, a livello di cosa la persona vuole ottenere e cosa vorrebbe modificare, perché, e come si farà a sapere di averlo ottenuto

- resistenze al cambiamento: paure, vantaggi secondari del problema, meccanismi di difesa che il problema garantisce.

Innanzitutto viene effettuata l’anamnesi che, in generale, tende a raccogliere molte informazioni sia sul piano organico, che sul piano dell’alimentazione e degli stili di vita, su quello psico-emotivo e relazionale, senza escludere un’anamnesi di tipo professionale e sociale.

I dati riguardanti la storia del paziente avranno quindi per il terapeuta un’importanza relativa; gli atteggiamenti che la persona ha assunto durante i passaggi evolutivi, la personalità che ha costruito, il suo modo di comunicare attuale avranno una maggiore rilevanza. Sarà la “modalità di reagire” del paziente e le sue relazioni col mondo attuale che potrà dirci, infatti, molto di più della sua stessa storia. Il terapeuta centrerà la propria attenzione perciò sul “come funziona” il paziente, sulla modalità di utilizzare le proprie risorse o capacità e sugli atteggiamenti espressi dal corpo. La “forma” di un corpo, le posture abituali, il modo di respirare, possono parlare, raccontare al terapeuta più di una lunghissima storia.

In relazione ai dati raccolti, i professionisti, insieme, costruiscono il progetto terapeutico del paziente che poi, il professionista che lo ha in carico, comunicherà al paziente stesso. Il professionista comunicherà con chiarezza i tempi, le modalità del trattamento, costi e scopi.

La raccolta dei dati serve per poter stabilire la qualità della malattia e decidere la cura. La diagnosi effettuata con questo metodo, infatti, indica non il tipo di malattia del paziente, che rappresenta solo il sintomo, ma il livello di disequilibrio generale e la prevalenza organica o psichica del sintomo per poter, in seguito, istituire un progetto terapeutico ad hoc.

A questo punto il paziente è pronto per essere preso in carico. Nella presa in carico viene data molta importanza: al valore della relazione, al fornire un reale punto di appoggio e di riferimento ai fini della costruzione dell’atteggiamento positivo e quindi dell’armonizzazione dei sistemi, e all’iniziale destrutturazione del conflitto e della colpa per la malattia.

Dove c’è patologia, e pertanto carenza di movimento reale, c’è infatti senso di colpa. E’ uno stato affettivo che si avverte quando si commette un’azione o si esperisce uno stato d’animo che si considera reprensibile. Si presenta anche come un senso diffuso di indegnità personale, senza riferimento ad un atto preciso. La motivazione di questo bisogno di punizione è inconscia. Il senso di colpa nasce dalla coscienza morale dell’individuo, che spesso, nel DAP, si vergogna delle propria patologia.

“Prendere in carico” non significa però trattare il paziente in maniera infantile. Ogni paziente (forse ogni persona) porta in sé un bambino nevrotico che guida l’attuale adulto ed un potenziale bambino sano. L’alleanza terapeutica non sarà mai fatta con il primo bambino, anche se ne accettiamo la presenza ed è necessario rassicurarlo. Allearsi con lo stato infantile nevrotico del paziente significherebbe entrare in risonanza con aspetti non vitali dell’altro ed alimentarli. Significherebbe, in fondo, non avere fiducia nel potenziale del paziente che è davanti a noi.

L’applicazione della prassi terapeutica H.Q.I. è suddivisa in fasi progressive e sinergiche con la risposta psicofisica del soggetto:

1-diagnosi iniziale

2-ripristino della funzionalità gastroenterica, epatobiliare e urogenitale

3-utilizzo dell’alimentazione come fattore disintossicante ed educativo (dapprima una dieta depurativa e regolatrice, poi una dieta di mantenimento adatta alla struttura individuale)

4-dosaggio della terapia farmacologia, ove necessario, in rapporto alle fasi progressive del paziente, attraverso il passaggio che va dai prodotti allopatici ai rimedi omeopatici e fitoterapici, nonché all’apporto vitaminico minerale.

5-Test di base delle funzioni respiratorie, applicazione delle tecniche H.Q.I. in fase iniziale in piccole dosi per analizzare le risposte del paziente

6- Eupsicotrofoterapia – lavoro psicologico di sostegno, di comprensione ed autoconoscenza dei blocchi e del potenziale che chiede di essere espresso (analizzerò più avanti le procedure dell’eupsicotrofoterapia, in particolare nella forma che utilizzo nel mio setting terapeutico in relazione al DAP).

In generale la durata di ogni intervento, che va da un minimo di tre mesi fino a un massimo di due anni, si suddivide in cinque fasi:

1-  apprendimento organico del positivo: agire concretamente azioni e movimenti interiori reali atti a coltivare abitudini ed attitudini più sagge e consapevoli verso sé stessi, gli altri, la vita; imparare a rilassarsi veramente;

 2- decodificazione e destrutturazione: si riconoscono gli elementi destabilizzanti che hanno portato all’alterazione dell’organizzazione della struttura di base. Si fa una diagnosi comparata e avviene il riconoscimento di blocchi fisici, psichici, emozionali, caratteriali e delle motivazioni distorte dell’Ego nevrotico;

3-  nutrimento: si agisce sui nutrienti di base dell’eucito- e dell’eupsicotrofismo e si assiste quindi ad un miglioramento energetico in tutti i pazienti, in particolare in quelli che presentano stati depressivi e ansiosi. Si forniscono i nutrimenti necessari, si riconoscono ed eliminano o si riducono quelli tossici. Si educa il paziente ad un auto-orientamento positivo;

4-  pulizia: i sintomi possono acuirsi, creando così un apparente peggioramento, una crisi di guarigione, una fase espulsiva delle tossine psichiche e fisiche, che è la riorganizzazione delle funzioni biopsichiche con le relative risposte di assestamento. Sono possibili sblocchi emozionali e fisici di eliminazione tossinica, la quale va aiutata con una fase di depurazione e di consapevolizzazione del processo terapeutico in atto;

5-  stato di benessere: si manifestano notevoli mutamenti, sia a livello somatico, sia psicologico. Si susseguono le fasi di ricarica, distensione, riequilibrio. A questo punto possiamo parlare di iniziale stato di benessere e di consolidamento e mantenimento della positività esperita e concretamente realizzata.

Queste fasi non si manifestano necessariamente in una successione rigida, ma possono variamente e parzialmente intersecarsi. I trattamenti H.Q.I., inoltre, sono personalizzati: si tiene sempre conto delle reali esigenze e dei bisogni individuali. Siamo SIMILI, non UGUALI. Pur avendo necessità della medesima “cosa”, diversi sono i tempi ed i ritmi di assorbimento e di apprendimento.

Ognuno si deve riappropriare della sua natura, dei sui tempi, della sua identità.

La metodologia H.Q.I. permette il potenziamento della funzionalità globale dell’organismo ed il progressivo ripristino della sua naturale fisiologia.

Il programma H.Q.I. producendo una funzionalità positiva, recupera ed esalta la vitalità psico-corporea. Coinvolgendo direttamente il paziente nella conoscenza psicofisica di se stesso,  gli fornisce così l’opportunità di attingere alle risorse potenziali già esistenti nella sua natura e lo rende parte attiva del proprio benessere.

La natura interiore dell’uomo deve essere  risvegliata al fine di attuare un processo di cura e guarigione: per questo il paziente è uno strumento attivo e non passivo della terapia.

La metodologia H.Q.I. si avvale di un gran numero di interventi terapeutici, in grado di sinergizzarsi fra di loro per dare migliori risultati rispetto alle patologie, e di portare il paziente a uno stato finale di benessere, venendo egli educato a mantenere e potenziare tale stato.

Quando l’individuo non è sufficientemente cosciente e non ha un’apertura mentale o una percezione emozionale sufficiente a realizzare lo squilibrio che è in atto in sé o nella sua esistenza, è frequente che esso precipiti nella carne e quindi si faccia fisicamente evidente, in modo che egli possa prendere atto di una situazione di errore.

Ci si ammala quando non si è più connessi con i propri bisogni essenziali. E’ importante dunque correggere non solo il sintomo, che è il precipitato organico e ultimo effetto del disordine, ma ciò che sta a monte del sintomo.

Nel metodo H.Q.I. viene utilizzato un farmaco naturale molto potente che è la respirazione, in linea con le antiche tradizioni terapeutiche mondiali, che da secoli usano il respiro come strumento di cura e di riequilibrio, al fine di creare il massimo potenziale positivo: energetico, cellulare, organico e psichico.

E’ importante favorire un maggiore livello di percezione di sé, attraverso un maggiore grado di apertura dei recettori del nostro corpo e dei sensi - cioè quanto ci permette di captare suoni, colori, odori, molecole gustative, e i loro corrispondenti su un piano più sottile. Il livello di funzionamento di tali recettori, in un individuo che respira poco, è generalmente molto basso: egli quindi percepisce una realtà molto più ristretta, rispetto a quello che potrebbe essere quando viene messo in condizioni di maggiore ossigenazione durante la cura, lavorando in particolar modo con queste potentissime tecniche respiratorie.

Con le tecniche H.Q.I. si riesce ad aumentare la frequenza di vibrazione delle cellule, permettendo di recuperare delle funzioni dimenticate e facilitando così il processo di guarigione. Certo, più il paziente è malato e più è importante la pulizia globale della persona. E’ necessario verificare: come mangia, come beve, come pensa, come vive, chi frequenta, dove abita, come respira, come parla… tutto diventa molto importante poiché ogni cosa che entra attraverso i nostri sensi subisce, come un cibo fisico, un processo di ingestione, digestione, assorbimento ed eliminazione. Ogni cosa, non solo quello che mangiamo fisicamente, ogni cosa che vediamo, annusiamo o sentiamo, diventa materia, diventa sangue, anche i pensieri e le emozioni che coltiviamo.

Nella prassi terapeutica H.Q.I. si opera dunque attraverso: l’alimentazione, il respiro, il riequilibrio energetico, la modificazione del sistema percettivo-reattivo, l’intelligenza emotiva, lo sviluppo di una maggiore capacità di sentirsi, scoprirsi, riconoscersi, ampliare la coscienza di sé, dei propri condizionamenti e conflitti interiori, scaricando e disintossicando l’organismo, allentando le tensioni e i blocchi muscolari e bioenergetici.

Il paziente impara a ripulire i pensieri, le emozioni, riuscendo a discriminare sempre meglio ciò che è utile e vantaggioso per il proprio benessere da ciò che non lo è e non serve più. Impara, inoltre, a prendersi cura del proprio corpo e a fortificarlo attraverso il respiro e il corretto nutrimento, tenendo presente che, al pari del cibo fisico, ogni pensiero, ogni emozione, ogni sensazione, incidono sulla qualità del sangue e del campo bioenergetico individuale.

Il riequilibrio e la guarigione passano anche attraverso l’uso corretto dei nutrienti cromatici e sonori, fonti vibratorie naturali, che secondo certe specifiche leggi producono effetti diversi su di noi.

Tutto ciò che impatta sul nostro biosistema e con il nostro campo energetico e magnetico, può essere studiato per valutarne gli effetti in termini di risposta sana o disturbante.

Oltre a queste specifiche aree di intervento, la metodologia H.Q.I. rinforzando  il sistema immunitario  è un ottimo strumento preventivo, di rafforzamento della vitalità e dei meccanismi di base della salute psicosomatica .

L’operatore trova davanti a sé un individuo immerso in un sistema vivente che lo circonda, che necessita di aiuto, e non solo una malattia da eliminare ed etichettare. Ciò che noi conosciamo come malattia è lo stato terminale di un disordine molto più profondo (alterazione dell’ecosistema) e per assicurare un successo completo del trattamento è ovvio che trattare con il risultato finale da solo non sarà completamente efficace a meno che anche la causa base non sia rimossa

La prassi terapeutica ed integrata H.Q.I. in questi anni si è dimostrata un eccellente strumento terapeutico da sola o a sostegno di altri approcci, in particolare per quanto riguarda:

-         i disturbi neurovegetativi in primis: ansia, DAP, depressione, malattie psicosomatiche, insonnia, sindromi da stanchezza cronica;

-         disturbi respiratori e polmonari;

-         disturbi e patologie a carico dell’apparato gastro-intestinale;

-         intossicazioni epato-biliari e renali e loro disfunzioni;

-         disturbi e disordini alimentari;

-         problemi legati alla circolazione sanguigna; problemi ginecologici, sessuali e della riproduzione;

-         disturbi a livello osteo-articolare in particolare a carico della colonna vertebrale.

 

Psiconeuroendocrinoimmunologia H.Q.I. - Lavorare sulla globalità

 

“La relazione mente-corpo ha interessato ed affascinato intere generazioni di studiosi che nel corso degli anni hanno indagato il potere della mente sull’insorgenza e sul decorso di varie malattie organiche e viceversa l’influenza del corpo sullo stato psicoemotivo.

Per esprimere la “grande connessione” tra i sistemi dell’organismo un tempo ritenuti indipendenti, è nata una nuova branca della Medicina, la Psiconeuroendocrinoimmunologia, indicata con la sigla PNEI, a cui apportano il loro contributo, studiosi di diverse specialità come neurologi, psichiatri, biologi molecolari, immunologi, endocrinologi. Questa disciplina indaga le modalità con cui la psiche, il sistema nervoso ed il sistema immunitario s’influenzano in modo vicendevole.” (M.V. Bossolasco)

Oggi è comprovato scientificamente che i pensieri che noi abbiamo modificano la chimica del nostro corpo; agiscono sulla produzione di neutrotrasmettitori,  di neuropeptidi e dei loro recettori a livello centrale e periferico e modificano la composizione e la struttura del sangue.

È inoltre fortemente risaputo, anche a livello scientifico, che ogni emozione ha la sua localizzazione organica, e quindi la repressione, il conflitto o l’eccesso emozionale influiscono energeticamente e fisiologicamente sui nostri organi. È anche vero, viceversa, che organi malati e intossicati influenzano il piano emozionale.

Le recenti acquisizioni della psiconeuroendocrinoimmunologia hanno dimostrato che, i pensieri negativi inquinano il sangue tanto quanto un cibo alterato geneticamente; come pure le emozioni represse o giudicate negativamente lo intossicano al pari dell’ossido di carbonio presente nell’inquinamento urbano.

È importante capire che la psiche, il sistema endocrino e il sistema immunitario sono intimamente legati fra loro.

Il sistema nervoso (formato dal cervello e da una rete di cellule e circuiti nervosi che si estende in tutto il corpo, sede della memoria e dell’eleborazione dei pensieri), il sistema endocrino (costituito dalle ghiandole e dagli ormoni, controlla e regola varie funzioni corporali) e il sistema immunitario (costituito da milza, midollo osseo, nodi linfatici e cellule immunitarie, è il sistema di difesa del corpo) non devono essere separati concettualmente come fa la medicina ufficiale, ma sono interconnessi in una “rete psicosomatica”, soprattutto attraverso l’azione dei peptidi.

I peptidi rappresentano la manifestazione biochimica delle emozioni e dei pensieri, collegano ed integrano le attività mentali, biologiche ed emozionali. Essi sono un gruppo di sessanta-settanta macromolecole ed in questi ultimi anni sono stati chiamati con diversi nomi, per esempio ormoni, neurotrasmettitori, endorfine, fattori di crescita ecc. I neuropeptidi appartengono tutti ad un’unica famiglia di messaggeri molecolari e sono costituiti da brevi catene di amminoacidi che si attaccano a recettori specifici (presenti in tutte le cellule del corpo), facilitando quindi la comunicazione tra sistema nervoso, endocrino e immunitario. In quest’ottica risulta difficile, se non impossibile, operare una distinzione tra mente e corpo,

I peptidi alterano quindi il comportamento e gli stati dell’umore: oggi si arriva ad ipotizzare che ciascun peptide possa suscitare una specifica emozione. Secondo l’ottica delle neuroscienze, determinate aree del cervello sono associate a specifiche emozioni, e ciò vale soprattutto per il sistema limbico. Esso, effettivamente, è particolarmente ricco di recettori di peptidi e produce peptidi specializzati: ma il sistema limbico, e più in generale il cervello, non sono le sole parti foderate di recettori per queste macromolecole, e proprio per questa ragione noi proviamo anche sensazioni viscerali. Si può affermare che il fenomeno della cognizione si estende a tutto l’organismo e che la coscienza agisce la sua intelligenza in ogni cellula del vivente, operando attraverso un’intricata rete chimica.

Le cellule del nostro corpo infatti sono ricoperte da recettori specifici per ogni neuropeptide (molecola emozionale), e tanto più tendiamo a coltivare e produrre certe specifiche reazioni emozionali, tanto più le cellule si specializzano aumentando i loro recettori specifici.

Quindi tanto più siamo orientati ad emozioni, pensieri, situazioni che producono ansia, stress e paura, tanto più il nostro sistema limbico (appartenente al sistema nervoso) produrrà impronte chimiche di ansia, stress e paura, che poi tramite l’ipofisi (sistema endocrino) vengono immesse direttamente nel sangue.

Così i neuropeptidi della paura arrivano fino alle cellule e vi entrano come chiavi in una serratura, informando così a livello elettrochimico la cellula con questo messaggio. Quello che accade quindi è che la paura, entrando in contatto con le cellule e portando questa informazione produce non solo una reazione di contrazione e di rigidità a livello del reticolo microtrabecolare di cui abbiamo già parlato, che come una rete si espande in uno stato di piacere e si contrae in uno stato di paura, ma porta a modificare la struttura della cellula e la sua modalità di riproduzione e rigenerazione.

Pensiamo al fatto che una cellula si moltiplica circa cinquanta-settanta volte in una vita. La prossima volta che questa cellula, che ha dovuto elaborare grosse quantità di informazioni legate alla paura ed alla debolezza si moltiplicherà, essa creerà più recettori di questo tipo perché la domanda è maggiore. Maggiore rispetto a cosa? – alla richiesta di recettori specializzati nell’assorbire e reagire a stimoli e informazioni più vitali: sostanze nutritive, vitamine, minerali, neuropeptidi e neurotrasmettitori legati all’amore, alla positività, alla forza e alla luce. È una forma di regolazione al ribasso, attraverso cui ci rendiamo sempre più ricettivi all’ombra e alla negatività e sempre meno ricettivi dal profondo mondo cellulare ad ogni altro aspetto della nostra vita, alle vibrazioni più elevate e sane.

Le moderne ricerche delle neuroscienze, ed in particolare gli studi della dott.sa Candace Pert, neurofisiologa e direttrice del centro di biochimica cerebrale del National Institute for Mental Health statunitense, hanno confermato il profondo legame che esiste tra il mondo psicoemotivo, il sistema nervoso, quello ormonale ed il funzionamento delle difese immunitarie: “La mia convinzione è che i neuropeptidi rappresentino la base fisiologica delle emozioni” – C. Pert.

Grazie alle scoperte della Pert riguardanti appunto i neuropeptidi presenti in tutte le cellule del corpo ed in particolare in alcuni punti nodali specifici e nel sangue (come una forma di “sistema nervoso liquido e circolante”), si è potuto confermare che ogni stato emotivo nel corpo è veicolato da particolari molecole biochimiche e da informazioni a livello energo-vibrazionale (particelle e onde) che modificano la struttura ed il funzionamento organici.

“Questo significa che l’intero corpo “pensa”, che ogni cellula o parte del corpo “sente” e “prova” emozioni, elabora le proprie informazioni psicofisiche e le trasmette ad ogni altra parte attraverso una fittissima rete di comunicazioni di estrema varietà” – M.C. Sgarella

La Pert definisce quindi, alla luce delle sue ricerche, il corpo come una complessa “rete di informazioni” e rende ufficiale il fatto che l’antica divisione cartesiana tra psiche-coscienza e soma-organico non ha più ragione di esistere e che lo studio dell’uomo debba ripartire dallo studio della globalità, dell’interazione tra i vari sistemi e della integrazione tra soma e psiche.

 

Il corpo umano (e non solo) è vivo, intelligente e cosciente. Ogni cellula prova e reagisce al piacere e al dolore, all’amore e alla paura.

Ecco che il macroscopio diventa, anche scientificamente, utile e necessario, e che l’antico detto “mens sana in corpore sano”  è sempre più realistico ed attuale. Le emozioni positive favoriscono in generale un buono stato di salute e  le emozioni auto- ed etero-distruttive (paura, vergogna, colpa, odio ecc.) invece intossicano l’organismo e lo rendono più vulnerabile, aumentando il livello di stress cronico.

Andiamo ad approfondire questo legame ancora più nel dettaglio.

Le cellule del sistema immunitario non solo hanno recettori per i neuropeptidi, ma esse stesse ne producono. Queste cellule che hanno il compito di controllare le difese dell’intero organismo, combattendo ciò che non è assimilabile al sé,  producono anche sostanze che modificano l’umore (beta-endorfine per esempio), dimostrando ancora una volta, se fosse necessario, la complessa unità dell’intero psicosoma.

Anche il sistema endocrino, oltre a quello nervoso e quello immunitario, è profondamente influenzato ed influenza lo stato psicoemotivo, producendo modificazioni biochimiche così da indurre un metabolismo adeguato alle circostanze, se la risposta psicoemotiva è congruente alla realtà (es., risposta di allarme di fronte alla percezione di un incendio), o creando stress ed un’intossicazione interna se la risposta emotiva è data solo dall’immaginazione e non può essere agita utilmente nella realtà o viene protratta per lungo tempo (ad es., ansia da esame, ossessioni, fissazioni). È stato comprovato, ad esempio, che situazioni di stress acuto e prolungato creano un assetto ormonale di difesa, di allerta, di lotta o fuga, caratterizzato da un’attivazione cronica dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (ipersimpaticotonia), ed uno stato immunodepressivo cronico, cioè un abbassamento delle difese naturali del corpo.

Nel caso di un individuo sofferente di DAP è molto importante il lavoro di scarico mentale, di rilassamento corporeo, di abbassamento del livello di tensione nervosa, di riduzione della paura e della negatività, poiché un livello alto di tensione nervosa compromette tutti gli assi ghiandolari. In questi casi può esserci anche una grossa caduta del desiderio sessuale, perché il cortisolo elevato inibisce la pulsione sessuale sia nell’uomo che nella donna facilitando, inoltre, la comparsa di sintomi depressivi.

È anche importante lavorare sulla qualità dell’attività respiratoria, in quanto l’area neurofisiologica che controlla le funzioni respiratorie, che si trova nei nuclei del tronco cerebrale, è uno di quei punti nodali in cui si può rilevare un’elevata presenza di neuropeptidi e dei relativi recettori. Una vera a propria centralina della rete informazionale psiconeuroendocrinoimmunitaria.

Per approfondire questi temi, oltre al libro della Pert “Molecole di emozioni”, consiglio “Psiconeuroimmunologia”, un libro di F. Bottaccioli, autore italiano e fondatore della Società Italiana di Psiconeuroendocrinoimmunologia.

Sostiene Pert: “La respirazione controllata, ossia la tecnica adottata tanto dai maestri yoga quanto dalle partorienti,  è estremamente potente. Esiste una quantità di dati da cui risulta che i cambiamenti nel ritmo e nella profondità della respirazione producono cambiamenti nella quantità e nelle specie di peptidi che vengono rilasciati dal midollo allungato, e viceversa. Portando questo processo a livello di coscienza e facendo qualcosa per alterarlo, o trattenendo il fiato o respirando molto in fretta, si ottiene che i peptidi si diffondono in tutto il liquido cerebrospinale nel tentativo di ristabilire l’omeostasi, ossia il meccanismo che serve a ristabilire e mantenere l’equilibrio. E siccome molti di questi peptidi sono endorfine, cioè oppiacei naturali del corpo, insieme con altre specie di sostanze che alleviano il dolore, si ottiene ben presto una diminuzione del dolore… Il legame peptidi-respirazione è ben documentato: in pratica tutti i peptidi che si trovano nell’organismo sono presenti nell’apparato respiratorio. Questo substrato peptidico può fornire la spiegazione scientifica dei potenti effetti risanatori degli schemi di respirazione controllati in modo cosciente.” (Pert, 2000, p. 223).

 

Le tecniche posturali e respiratorie H.Q.I.


Nella metodologia H.Q.I., alla base di ogni trattamento, ci sono una serie di tecniche specifiche, le quali agiscono sulla globalità dell’individuo. Esse permettono di:

-         sviluppare la capacità e la potenza respiratoria di un individuo, dandogli la possibilità di accumulare energia o scaricare tensione;

-         generare, attraverso la stimolazione delle ghiandole del sistema neuroendocrino, forza elettrica e vitalità, lucidità, chiarezza;

-         regolare la circolazione del sangue attraverso una corretta attività polmonare, posturale e motoria ;

-         distribuire ritmicamente il sangue a tutto il corpo attraverso il cuore, che rappresenta in tal senso il reale centro di gravità dell’individuo, ripristinando ritmi più naturali e sani.

 Si provvede in tal modo ad un corretto nutrimento delle cellule cerebrali che possono così svilupparsi equilibratamente. Esse permettono, inoltre, attraverso l’allineamento della colonna vertebrale, il risveglio delle reali capacità intellettive e percettive dell’individuo.

Queste tecniche prevedono modalità respiratorie, ritmi e tempi specifici, abbinati a posture particolari (supini, seduti o in ginocchio). Ad ogni tecnica vanno poi abbinati dei colori specifici sotto forma di fonti luminose a diversa frequenza, dal rosso al viola. I tempi di esecuzione hanno una rilevante importanza nel percorso terapeutico.

 Per semplificare, si possono definire una decina di tecniche di base, ma le infinite possibilità di variazione su ognuno degli elementi sopraccitati fa sì che l’operatore, affinata l’intuizione e la sensibilità terapeutiche, possa scegliere fra diverse opzioni di intervento .

Le tecniche devono essere eseguite dopo un buon rilassamento generale. Questo aspetto è importante soprattutto all’inizio di un trattamento, quando ancora il paziente non è consapevole delle proprie tensioni e non è abituato alla percezione del proprio corpo. Sarà necessario, pertanto, educare la sensibilità del paziente stesso, insegnandogli a distendere i muscoli delle estremità, della mascella, della nuca, del petto, dell’addome, del dorso e soprattutto insegnandogli a svuotare i polmoni.

Le tecniche rappresentano un tempo in cui la persona incontra se stessa, le sue possibilità ed i suoi limiti. L’interferenza del conduttore dovrà pertanto essere minima. Il terapeuta deve far capire al paziente l’importanza di contare su se stessi e sulle proprie forze, senza aspettare che l’aiuto giunga dall’esterno, dagli altri: guarendo da soli si guarisce per sempre, mentre la guarigione ottenuta per intervento di altri ha spesso un effetto solo momentaneo.

Una parte importante del lavoro viene effettuato in fase di preparazione alle tecniche, quando si insegna al paziente come  “centrarsi” su se stesso, in contatto con il centro del petto. Occorre insegnargli a coltivare “l’attenzione” sul proprio cuore, sull’ IO SONO e su altre parti del corpo, in particolar modo sui polmoni. Far crescere nei pazienti la capacità di focalizzare l’attenzione e coltivarla è un aspetto importante della terapia: maggiore infatti sarà la capacità di focalizzare, e maggiore sarà il risultato delle tecniche, la calma mentale e l’autodeterminazione.

Le tecniche H.Q.I. sono uno strumento neutro in quanto agiscono sulla struttura di base reale dell’uomo (molecole ed energia). Uno strumento neutro è tale quando non influenza in modo manipolativo l’aspetto psichico dell’individuo, quindi non agisce né sul pensiero, né sulle emozioni direttamente. Questo strumento, però, può far risuonare il piano emozionale della persona e addirittura amplificare le emozioni o un pensiero del paziente. La carica energetica che si sviluppa, infatti, rafforza il “quantum” di energia psichica, potendo dire, quindi, che illumina la coscienza. Questa maggiore consapevolezza può amplificare perciò lo stato emozionale, al fine di scioglierlo e chiarirlo.

Il rilassamento ottenuto grazie alle tecniche ha la funzione di poter mettere l’individuo in una posizione di maggiore “neutralità”, di presenza, evitando l’intromissione del pensiero e del giudizio. La tecnica perciò non va eseguita come un esercizio da palestra; non è un fattore meccanico, è piuttosto un riconnettersi con il corpo, il Tempio dello Spirito. Lo psicoterapeuta e/o il medico sono consapevoli di tutto ciò e la loro posizione sarà altrettanto “centrata” (ciascuno nei limiti delle proprie possibilità).

La terminologia nel passare le tecniche sarà il più semplice possibile, gli interventi per “correggere” le posizioni saranno limitati al minimo e si eviterà di forzare l’individuo per una perfetta esecuzione. E’importante, infatti, l’azione, il movimento di per se stesso e la “ripetizione”. Il segreto delle tecniche è nella loro ripetitività e nel programma della scelta dei tempi. Occorre abituare il paziente  a ripetere le tecniche con la stessa attitudine del bambino che ripete sempre lo stesso gioco, sempre con stupore e meraviglia come se fosse la prima volta, vivendo perciò autenticamente nel “qui ed ora” e scoprendo così il “nuovo” continuamente.

E’ necessario differenziare, con stretto adattamento al singolo caso, il tipo o i tipi di tecniche, la durata delle stesse, la frequenza, la definizione del periodo della terapia, che potrà effettuarsi attraverso trattamenti individuali e/o di gruppo. Si può impostare altresì un trattamento dapprima individuale, successivamente di gruppo. 

La qualità e l’efficacia dei risultati è funzione del grado di esperienza, del grado di assimilazione dei concetti e della convinzione della loro validità, da parte di ogni singolo operatore, che poi si traduce nella volontà di cimentarsi nella soluzione di determinate patologie.

“Se l’uomo riconquista la propria natura e la riconosce, la natura riconosce colui che l’ha riconosciuta, agendo su di lui attivamente.” D.D.Y.

L’intervento terapeutico con le tecniche H.Q.I. deve essere considerato nell’accezione comune del termine, equivalente alla somministrazione di un farmaco. Come tale potrà essere associato ad altri farmaci (medicina omeopatica, allopatica, naturopatica): nulla vieta, infatti, di poter utilizzare la prassi H.Q.I. come co-fattore terapeutico nelle più svariate patologie. Il trattamento H.Q.I. potenzia e velocizza i più tradizionali interventi terapeutici. Ad esempio l’azione eutrofica a livello cellulare (che determina un miglioramento del suo funzionamento), unitamente alle attivazioni del sistema linfatico e circolatorio, permetteranno il massimo assorbimento dei farmaci. Questo può portare a ridurre velocemente l’assunzione di certi farmaci o ad eliminarli, ripristinando alcune funzioni interne. L’H.Q.I. tiene ben presente che  il farmaco agisce prevalentemente sulla sintomatologia e non è rivolto all’individuo; non prende in considerazione l’individuo nel suo divenire (processo evolutivo). Esso ha il vantaggio di essere estremamente rapido a lenire e/o a rallentare il processo sintomatologico e dolorifico.

Le tecniche H.Q.I., invece, aiutano ad acquisire una maggiore padronanza di sé, con tutto quello che ciò comporta, attraverso il radicare saldamente la persona nelle gambe e nel corpo e il rendere più profonda la respirazione, determinando, così, attraverso l’aumento dello stato vibrazionale del corpo e della consapevolezza l’ampliamento degli orizzonti della propria auto-espressione.

Questi esercizi possono anche migliorare la figura, intensificare sensazioni sessuali e far accrescere la fiducia in se stessi. Il terapeuta provocherà la crescita della positività nel paziente, aiutandolo a rompere gli atteggiamenti che lo tengono prigioniero nel suo “equilibrio statico”, promuovendo così una fluttuazione vitale. Il terapeuta seguirà queste oscillazioni e resterà aperto e disponibile ai cambiamenti del paziente per aiutarlo ad aprirsi alla comprensione, all’intelligenza di se stesso. Egli, di conseguenza, “fluttuerà” senza irrigidirsi a sua volta nelle proprie idee.

Magia di guarigione

Io onoro l’unione di corpo e spirito. Attraverso il movimento, il respiro e il tocco compassionevole sul mio corpo, io ottengo un’introspezione su me stesso. Santificando il mio corpo, io apro la porta alla guarigione. Mi riservo del tempo nelle mie attività, preoccupazioni e pensieri per dedicarlo a onorare il mio corpo ed elevare una preghiera nuova ed antica al dono che mi ha fatto il mio Creatore.

D. Epstein

Le tecniche H.Q.I. sono tecniche antichissime che ci sono state tramandate e che aiutano a riconquistare la propria natura più profonda ed a tornare alle proprie origini, già scritte dentro ciascuno di noi.

Nelle tecniche H.Q.I. ci sono molte delle conoscenze e dei presupposti della filosofia Mazdaznan, la quale è alla base delle conoscenze di moltissimi studiosi, tra i quali si possono citare Voltaire, Kant, Spinoza, Renan, Schopenhauer. La base storica, sapienziale delle tecniche H.Q.I. lega le sue origini ad alcune attività specifiche medico-sacerdotali che si praticavano nel sacro tempio di Luxor-Tebe in Egitto migliaia di anni or sono e che ancora oggi sono descritte nelle forme e nei geroglifici del tempio. Esse si sono evolute e tramandate nel tempo attraverso alcune vie del sufismo e della tradizione medica e alchemica medio-orientale. Ma di ciò e della filosofia Mazdaznan si trova a fatica letteratura. Si trovano in Spagna e in Francia alcuni testi del Dr O.A. Ha’nish, di cui in Italia è stato pubblicato  da Demetra, ed ora è introvabile, “Dell’Arte di respirare”. Da questa scuola derivano determinate posture e tecniche di respirazione che non sono, dunque, scoperte recenti e che non sono altro che mezzi, elaborati da saggezze elevate, per raggiungere un determinato fine, una conoscenza dell’uomo, delle leggi cosmiche e naturali su un piano di globalità e che il corpo incarna e rivela. In Egitto l’arte, la scienza, la religione, la filosofia erano sfaccettature di un’intelligenza completa e venivano adoperate sinergicamente.

L’assunto centrale di tale “conoscenza” postulava che l’uomo in virtù della sua facoltà e della sua complessità fisica, rappresentasse l’immagine dell’universo creato.

Queste tecniche lavorano sul DNA e portano ad una risposta organica di autoristrutturazione e autorigenerazione, operando una sollecitazione concreta sulle potenzialità umane inespresse e latenti. Il cervello cresce grazie a queste tecniche, che si possono fare per tutta la vita.

A livello neurofisiologico esse agiscono su quattro centri cerebrali fondamentali: l’ipotalamo, l’ippocampo, l’epifisi (o ghiandola pineale) e l’ipofisi (o ghiandola pituitaria), immettendo nel sangue sostanze che normalmente il cervello non produce, perché il corpo, essendo relativamente addormentato, non le richiede, e aumentano a livello cellulare i recettori delle informazioni e delle vibrazioni più elevate. Questi centri, sollecitati dalle tecniche, producono diverse sostanze tra cui: le endorfine, la melatonina, la serotonina e la telomerase, che permettono la divisione cellulare e la rigenerazione di ogni tessuto sano, oltre ad agire sul piano psichico e dell’umore e sulla regolazione dei nostri ritmi biologici. Passando nel sangue, queste sostanze potenziano tutto quello che c’è di positivo nel corpo in quel momento, sviluppandolo e determinando un aumento del positivo rispetto alla vita normale, tale da cancellare, da espellere, il negativo. Questo va ad aumentare l’intelligenza (non l’intelletto che è la capacità di analisi), la sensibilità, l’equilibrio con la natura.

Con l’uso delle tecniche la capacità respiratoria triplica, con le conseguenze che questo comporta. Esse hanno un effetto estremamente rilassante, in quanto liberano il sistema nervoso, favorendo la produzione di onde alfa e theta, e permettono ai muscoli, ai nervi e agli altri organi di scaricare le tensioni in eccesso ed aumentano l’elasticità polmonare ed articolare. Quando c’è l’elasticità in tutti i tessuti e nei polmoni, c’è anche elasticità nel cervello, ed è questo che amplifica tutte le  cose.

Le tecniche, piano piano, producono un’evoluzione che riporta alla purezza e all’innocenza del bambino e ci facilita l’adattamento alla vita ed ai suoi cambiamenti, l’alleggerimento del cuore e favorisce lo scorrere dell’energia vitale nel corpo.

Nel prossimo capitolo ci saranno ben quattro paragrafi che approfondiranno come agiscono queste tecniche posturali e respiratorie sul piano psichico e come vengono utilizzate per le cure dei disturbi ansioso/depressivi.

L’H.Q.I. – conclusioni

La particolarità dell’H.Q.I. è che, in perfetto allineamento con i presupposti della psiconeuroendocrinoimmunologia cui ho precedentemente accennato, agisce sinergicamente sui piani fisico-organico, energetico-psicofisiologico, immunitario, operando per migliorare le funzioni epatiche, renali, intestinali e cardio-respiratorie, ed attuando un lavoro sulla positività sul piano psicologico.

La corretta applicazione di questo metodo conduce il paziente:

-          all’amplificazione della vita dei sensi e della funzione percettivo-sensoriale;

-          alla riattivazione dei ritmi naturali biologici, al ripristino dell’armonia dei sistemi organici, alla corretta sana rigenerazione cellulare;

-          al riequilibrio del sistema endocrino, al rafforzamento del sistema immunitario, al potenziamento della vitalità, della fiducia dell’individuo in se stesso e nella vita, condizioni queste della giusta, adeguata ed efficace risposta dell’organismo agli agenti stressanti, tossici ed infettivi;

-          al risveglio dell’intelligenza organica, fondamentale fattore della forza guaritrice e di evoluzione umana dell’Io;

-          all’assunzione del sano assetto posturale e del corretto allineamento cranio-sacrale della spina dorsale, con miglioramento o risoluzione delle problematiche conflittuali in essa somatizzate e delle relative manifestazioni dolorose concomitanti;

-          alla flessibilità ed elasticità dei tessuti; all’eutonia muscolare; all’eliminazione delle tensioni, del ristagno idrico e di tossine nell’organismo; alla purificazione dell’ambiente interno; al ristabilimento delle condizioni di benessere nella sfera vitale, emozionale, psichica;

-          alla capacità di alleggerire il cuore da preoccupazioni, ansia, paura, depressione e indolenza, di liberarlo dalla costrizione, di ridonargli in permanenza forze rigeneratrici di salute e di affermazione della vita;

-          a decondizionarsi da atteggiamenti sado-masochistici e intossicanti.

L’H.Q.I. propone una nuova visione integrata dell’uomo, del suo organismo e della sua organizzazione, della salute e della malattia; una visione che studia le profonde relazioni tra organi e funzioni: fisiologiche, psico-emotive e anche transpersonali.

H.Q.I. vuol dire miglioramento della qualità umana, e infatti l’obiettivo funzionale e principale che si propone è proprio quello di migliorare la nostra qualità di vita. Con questa metodologia si cerca di far entrare le persone in contatto con la propria natura e il proprio ritmo, insegnando come fare a ritrovarlo quando lo si perde. Pensiamo a quante persone non lo hanno mai trovato, oppure si sono accordate con i ritmi nevrotici della società esterna, in contrasto con la natura e il proprio ritmo biologico.

Il problema serio che bisogna affrontare è veramente ritornare a vivere o iniziare a vivere per la prima volta con grande consapevolezza i ritmi della vita, della natura, e in particolare i propri ritmi naturali.

Il paziente, nel momento in cui ha consapevolezza che ha bisogno di aiuto, ha già fatto una buona parte del suo lavoro di trasformazione. L’impegno poi diventa sociale. Certamente bisogna partire da se stessi; un individuo che ha ritrovato un suo ritmo di vita, e che lo rispetta e che ne è consapevole, diviene egli stesso un mediatore verso gli altri nella riorganizzazione secondo i ritmi della vita, e questa è un’operazione che coinvolge tutta l’umanità.





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