LA RESPIRAZIONE CONSAPEVOLE TERAPEUTICA (R.C.T.)
- UN NUOVO PARADIGMA IN AMBITO DIAGNOSTICO
E DEI TRATTAMENTI PSICOTERAPICI –

LA RESPIRAZIONE CONSAPEVOLE TERAPEUTICA (R.C.T.)
- UN NUOVO PARADIGMA IN AMBITO DIAGNOSTICO
 E DEI TRATTAMENTI PSICOTERAPICI –


 La prassi terapeutica classica e quelle più accademicamente diffuse in Psicologia, aldilà di rari casi, non riconoscono e non utilizzano le potenzialità delle funzioni respiratorie connesse alle funzioni organiche, psichiche, emotive e coscienziali.
Ora se comprendiamo e studiamo la funzione respiratoria,  mettendo in relazione le attuali conoscenze e tecnologie medico/scientifiche, con la saggezza di esperienze millenarie a diverse latitudini (Egitto, India, Cina, Tibet, sciamanesimo africano e del centro-sud America, etc…), che hanno da secoli utilizzato la respirazione consapevole nelle pratiche terapeutiche e spirituali, è possibile coniare un nuovo paradigma della psicoterapia moderna.
Questo nuovo paradigma prevede una specifica competenza diagnostica e di intervento terapeutico attraverso la somministrazione di tecniche specifiche adatte alle problematiche emerse.
Comprendere l’utilizzo completo della RCT però necessita di aver acquisito una visione integrativa corretta nell’analisi delle problematiche e dei meccanismi di base della salute, del ben-essere, dell’evoluzione e dello sviluppo del potenziale dell’essere umano. Questi aspetti interagiscono e vengono nello stesso tempo influenzati dalla respirazione e dalla condizione di contrazione e di difesa della muscolatura collegata alle funzioni respiratorie.
E’ fondamentale inoltre conoscere le connessioni tra respirazione e: sistema nervoso, endocrino, cardiocircolatorio, digestivo, renale e le reciproche influenze. Così come sul piano psicologico è necessario studiare le modalità attraverso le quali le funzioni respiratorie e le intelligenze organiche agiscono su: emozioni, percezioni interiori e sensoriali, pensieri, concentrazione  lucidità mentale,  volontà, autoconsapevolezza.
La psiconeuroendocrinoimmulogia come scienza integrata di studio dell’uomo ha già precisamente evidenziato l’unità profonda fra l’organico e lo psichico in continua dinamica di interrelazione e scambio. Facciamo un esempio: una persona che manifesta una problematica psicoemotiva e richiede un sostegno psicologico, è spesso in una condizione ansioso/depressiva,  di squilibrio e sofferenza interiore e questo stato è sempre collegato a nevrosi respiratoria. La comprensione dei blocchi e delle limitazioni in questo ambito, può diventare un importante elemento diagnostico.


LA DIAGNOSTICA
Da W. Reich in poi esiste già tutta una diagnostica delle posture caratteriali e dei conseguenti blocchi respiratori connessi ai conflitti, alle modalità repressive delle nostre emozioni, alla nostra personalità. Si può approfondire queste competenze sondando nel profondo la funzione e l’azione delle quattro fasi che compongono le attività respiratorie:
1- Inspirazione
2- Pausa a polmoni pieni
3- Espirazione
4- Pausa a polmoni vuoti
Vediamo ora alcuni principi di base.
INSPIRAZIONE – Fase attiva. Per prendere aria è necessaria un’azione di contrazione muscolare del diaframma e dei vari muscoli intercostali, più ampia e profonda è questa espansione, più ossigeno, energia, sensibilità, informazioni possiamo ricevere. E’ questa chiaramente una fase simpatico-tonica attiva.
Le modalità di manifestazione dei blocchi e delle limitazioni respiratorie dovute a tensioni croniche e a difetti posturali atti a reprimere inconsciamente stati emotivi profondi, possono esprimere in maniera simbolica chiari aspetti caratteriali e conflitti interiori. Anche i meccanismi di difesa, l’alimentazione e la paura di sé e del mondo, si riflettono sulle modalità di respirazione.
Respirare profondamente e completamente necessita di una muscolatura respiratoria rilassata  dalla zona addominale alla gola fino alle spalle e all’area mascellare. Per riempire bene ogni zona polmonare, quella bassa legata al piano viscerale, istintuale, quella media legata al cuore e ai sentimenti, e quella apicale legata alle neocorteccia e alle funzioni superiori della coscienza; è necessaria una funzione volontaria attiva che manifesta la volontà e la possibilità di vivere e di esprimere a pieno il nostro potenziale.
Prendere aria significa prendere spazio, mantenendo eretta la postura, visibile il volto, scoperto e dignitoso  il torace, il centro della nostra volontà.
Più inspiro più sento! Comprendendo queste modalità di reazione umana, se ciò che sento lo temo, lo rifiuto, questo mi genera colpa, conflitto o dolore.
Inibendo le attività respiratorie fin dalla nascita l’individuo cerca di ridurre la sua sensibilità per evitare le sofferenze, l’impotenza e specialmente la paura. Aprirsi al mondo, essere ricettivi, accettare tutte le nostre emozioni e sensazioni richiede apertura polmonare e psichica. Non c’è ansia senza un blocco respiratorio, senza (mancanza di ossigeno). Ipossia che spesso sotto stress determina iperventilazione, cioè accelerazione parossistica delle attività respiratorie.
Non c’è sindrome depressiva che non manifesti una grave  inibizione dell’apporto energetico di una respirazione completa e sana.
Il luogo dei blocchi neuromuscolari ed energetici, la qualità e la quantità delle tensioni presenti in quest’area, la velocità e la profondità della fase respiratoria sono chiari indici diagnostici. Lo studio di questi parametri respiratori offre all’operatore precise indicazioni su come operare con tecniche respiratorie e posturali specifiche per ripristinare una migliore respirazione.

 

FASE PASSIVA
Inspirare significa anche essere nutriti, aprirsi alla vita, alla ricezione della sostanza vitale, principale fonte di energia vitale. Richiede la capacità femminile, simbolicamente, di essere riempiti, di accettare, di accogliere. Il vaso deve essere vuoto per poter essere riempito, dicevano gli antichi egizi. Se la fase di svuotamento avviene in maniera corretta, questo facilita, una buona inspirazione in cui veniamo realmente riempiti, nutriti.
La nostra capacità di prendere, di ricevere, di contenere, di accogliere è racchiusa in questo aspetto respiratorio.
Chiaramente la comprensione delle informazioni diagnostiche presenti nello studio delle fasi respiratorie si abbina ad un adeguato sistema di colloquio, di anamnesi.

APNEA A POLMONI PIENI
Da una parte si può definire l’apnea a polmoni pieni: la fase di amplificazione degli effetti e delle caratteristiche succitate della fase inspiratoria. Unite però alla capacità di trattenere, di fermarsi, di assorbire ciò che serve, prendendo il tempo che serve.
L’ansia, la fretta ci porta ad avere ritmi accelerati e sentirsi sempre senza abbastanza tempo.
Spesso le patologie psichiche sono collegate ad una difficoltà a trovare i propri ritmi e ad avere perso la capacità di gustarsi, con calma e con piacere la vita. Fast-food, fast-sex, il sistema corre veloce e facilmente ci aliena dal nostro equilibrio.
Contare fino a dieci, contenersi e rafforzare il contenimento delle reazioni ( lo svuotamento) è difficile, specie nelle personalità isteroidi, cioè emozionalmente più vulnerabili e reattive. Le difficoltà nella fase di inspirazione e in quella di contenimento, manifestano inoltre una inconscia paura di vivere pienamente e di saper gestire la propria energia emotiva e fisiologica. E’ necessario esaminare gli eccessi o i difetti di riempimento e di controllo in fase diagnostica.

ESPIRAZIONE- FASE PASSIVA
Svuotarsi significa lasciare e lasciarsi andare, è una fase parasimpatico – tonica. I muscoli atti alle funzioni respiratorie si devono rilassare per permettere all’aria di uscire dai polmoni ; almeno per quanto riguarda l’espirazione spontanea.
Tutti conoscono l’esperienza del “sospiro di sollievo” quando una tensione momentanea viene scaricata.
Anche in questo caso, eccessi nello svuotamento o difficoltà ad eliminare ciò che non serve più evidenziano problemi caratteriali.
I rifiuti, gli scarti metabolici e cellulari rilasciati nel sangue, necessitano di essere profondamente evacuati, per la salute e il benessere psicofisico.
Il 70% delle tossine organiche vengono evacuate attraverso l’espirazione.
Inseriamo le tossine nella categoria simbolica “della negatività” e cosi possiamo iniziare a studiare i diversi aspetti diagnostici connessi alla fase espiratoria.
Per esempio, QUANTO E COME lasciamo fluire ed ESPRIMIAMO, più o meno correttamente, le nostre EMOZIONI, influenza ed è connesso a come espiriamo.
L’isterico o il collerico sbuffano ed ansimano, espellendo con forza l’aria, inspirazioni corte ed espiri lunghi.
L’ansioso, trattiene il respiro, non molla il controllo,
Il depresso ha una respirazione globalmente compromessa e minimale, accumulando tossine, negatività prendendo da sé pochissima energia.
Bastano  questi primi semplici elementi per comprendere come l’azione polmonare influisce sul piano psichico- emotivo e di autocoscienza.
La paura di morire e di perdere il controllo razionale e morale, sulla realtà interiore emotiva, che nei diversi caratteri individuali si manifesta con modalità diverse, irrigidisce il diaframma e i muscoli respiratori, inibendo lo svuotamento corretto nell’anidride carbonica contenuta nell’aria.
Ciò porta a privilegiare funzioni simpatico- toniche e produzione di sostanze naradrenergiche eccitanti e a lungo termine stressanti per l’intero organismo. Questa difficoltà di abbandono, questa paura del vuoto, questa tendenza a tenere dentro la negatività, questa incapacità di lasciare andare il vecchio, il passato, l’inutile, questo ipercontrollo della testa sulla pancia è una rivelazione importante, per l’operatore nel comprendere nella realtà, la problematica espressa dalla globalità di questi aspetti.
Da qui poi, si possono impostare gli interventi terapeutici adatti in maniera integrata, da una parte ripristinando i fattori respiratori corretti, dall’altro portando la persona all’autoconsapevolezza del messaggio che il  corpo vuole rilevare alla coscienza di sé.

APNEA A POLMONI VUOTI 
“E il naufragar mi, è dolce in questo mare” Leopardi

FASE ATTIVA
Oltre allo svuotamento ed al lasciare andare la fase espiratoria è una fase espressiva, molto importante nelle relazioni umane.
Espirando, parliamo, cantiamo, esprimiamo emozioni, suoni, fischiamo, preghiamo. Portiamo cosi all’esterno ciò che siamo interiormente.
Quanto più l’espressione emotiva e creativa del sé è repressa, tanto più l’espirazione è bloccata, disfunzionale.
Ci sono diversi esercizi sul suono e sulla voce che possono migliorare questa fase e renderla più consapevole.
Anche in questo caso le chiavi diagnostiche che si possono avere dallo studio di questi aspetti, sono molteplici.
Per ottenere inoltre, un efficace svuotamento polmonare è necessaria, una fase di contrazione volontaria dei muscoli addominali e toracici. La spremitura delle spugne polmonari, potenziata attraverso specifici esercizi, possiede un profondo potere terapeutico in ambito psicoterapico.

APNEA POLMONI VUOTI
Già svuotarsi, rilassarsi e lasciare che l’eliminazione dell’anidride carbonica avvenga fino in fondo, non è facile, causa i molti condizionamenti nevrotici acquisiti, ma ancor di più lo è, il rimanere del tempo senza aria nei polmoni.
L’ansia da soffocamento, con il conseguente terrore, più o meno conscio, del vuoto e della mancanza, rende molto difficile, per diverse tipologie di personalità, affrontare l’apnea a polmoni vuoti (specie se c’è stato un trauma di nascita).
In alcuni casi quindi questo passaggio avviene, successivamente nella terapia. 
Gli aspetti diagnostici relativi a questa fase sono diversi. Nel vuoto, l’ego si ridimensiona, la mente si svuota. C’è una reale e profonda correlazione tra l’affollamento dei pensieri, la confusione mentale e l’incapacità di svuotare a fondo i polmoni.
Ma l’ego, il continuo chiacchiericcio interiore che dà l’illusione di avere il  controllo, fa spesso, molta resistenza a staccare la spina, per entrare in quello spazio intimo, fertile, mistico che è il vuoto polmonare e conseguentemente mentale.
Conquistare il vuoto, il silenzio, alimenta l’intuizione, la calma mentale, l’apertura all’ascolto di voci  più sottili del sé.
Se l’operatore viene formato ed allenato a comprendere a fondo queste quattro fasi del ritmo respiratorio e ad osservare con attenzione, il modo di respirare spontaneo e la reazione ai test respiratori ed agli esercizi di base, può acquisire molte informazioni, che permettono di strutturare il processo terapeutico in modo profondo ed articolato.
Di questo però ne parleremo nei prossimi articoli, atti a definire un nuovo paradigma terapeutico integrato, basilare, per operatori che siano sempre più completi ed efficaci nel profondo.

 

 




Powered by Joomla! and GestioneInternet
© 2010 Centro di Salute Integrata P.iva 01824400301